Il prossimo numero della rivista Impresa Sociale dedicato alla ricerca “Il ruolo delle organizzazioni nonprofit: nuovi sviluppi teorici e verifiche empiriche”
0 commenti 26 novembre 2007

Sara Depedri

Era dicembre 2004 quando il Ministero dell’Università e della Ricerca ha approvato e finanziato il progetto di ricerca “Il ruolo delle organizzazioni nonprofit: nuovi sviluppi teorici e verifiche empiriche” coordinato dall’Università di Trento, e nello specifico dal prof. Carlo Borzaga, in partnership con le Università di Bergamo, Brescia, Milano, Napoli e Reggio Calabria, e con l’Istituto Studi Sviluppo Aziende Nonprofit (ISSAN).
L’analisi ha ricevuto inoltre il finanziamento della Fondazione Carialo e della Fondazione Agnelli, che ha permesso di sviluppare un ampio campionamento ed una raccolta dei questionari che ha coinvolto l’intera penisola.
Dopo un periodo di riflessione teorica sulla cooperazione sociale e sulle relazioni di lavoro che caratterizzano queste organizzazioni, le unità hanno collaborato alla stesura dei questionari da somministrare alle cooperative, al campionamento delle organizzazioni nazionali (in collaborazione con l’Istat e seguendo scrupolosi principi di rappresentatività locale, dimensionale e per tipologia) e all’indagine in senso stretto. Questa ultima fase ha impiegato quasi un anno di lavoro, necessitando di campionamenti successivi per colmare le lacune numeriche causate dalle non adesioni all’indagine di una percentuale elevata di cooperative.
Il risultato è comunque oggi più che soddisfacente: i dataset costituiti grazie alla raccolta dei questionari forniscono dati complessivamente su 308 cooperative sociali e 3981 lavoratori remunerati, oltre che su circa 400 volontari e sui 300 dirigenti delle cooperative intervistate.
La rappresentatività territoriale è molto buona. In particolare il 39% delle cooperative sociali è dislocato nel Nord-est, il 18,5% nel Nord-ovest, il 18,2% nel Centro ed il 24,3% nel Sud ed Isole, rispecchiando quella che è la situazione nazionale. Rispetto alla tipologia, le cooperative sociali di tipo A risultano nettamente prevalenti, costituendo il 68% del campione delle cooperative intervistate. Infine, la dimensione per numero di lavoratori (parametro sul quale era stato costituito il campione iniziale delle cooperative) distribuisce le cooperative sociali in modo abbastanza omogeneo all’interno delle tre classi dimensionali (con il 30% di cooperative con meno di 15 lavoratori remunerati, il 30% con più di 15 ma meno di 50 lavoratori, e le restanti cooperative con più di 50 dipendenti).
Molto interessante risulta anche la struttura del dataset dei lavoratori, non soltanto per la sua dimensione (quasi 4000 interviste), ma anche per la capacità del campione di rappresentare con coerenza e completezza lavoratori di diverse fasce di età e con diverso titolo di studio, uomini e donne, precari e dipendenti a tempo indeterminato, full-time e part-time, soci e non soci. Insomma, il lavoro è stato lungo, ma promette di dare buoni frutti.
Ed in questa direzione le varie unità hanno già cominciato a produrre i primi risultati. Gli sviluppi empirici e le elaborazioni che si stanno realizzando hanno come obiettivo generale quello di indagare a tutto tondo delle cooperative sociali, dedicando attenzione sia alle caratteristiche organizzative che alle risorse umane impiegate. Sotto il primo profilo, sono stati analizzati in particolare la composizione della base sociale (sia in termini statici che evolutivi), le politiche nei confronti dei soci, la dimensione economica delle cooperative sociali (con analisi dettagliate delle principali voci di bilancio e della dipendenza da finanziamenti e contributi pubblici), lo stato e le prospettive della cooperazione sociale (attraverso l’indagine delle percezioni di vantaggi e svantaggi a livello di singole organizzazioni e di cooperazione sociale nel suo complesso), il coinvolgimento in network, ed infine le politiche nei confronti dei lavoratori remunerati (in termini di processi di selezione, incentivazione economica e coinvolgimento, formazione e supporto allo sviluppo del capitale umano).
Le analisi sulle risorse umane, realizzate con distinti dettagliati questionari rivolti a dirigenti, lavoratori remunerati e volontari, hanno invece permesso di raccogliere dati quantitativi e qualitativi sulle relazioni di lavoro. Particolare attenzione è stata posta: ai mix di incentivi offerti dalle cooperative sociali, in termini di incentivi intrinseci, coinvolgimento, autonomia, accanto alle classiche analisi della remunerazione economica; ai livelli di soddisfazione per i diversi aspetti del lavoro e la fedeltà all’organizzazione (in termini di prospettive di permanenza dei lavoratori); alle motivazioni, all’equità e alle relazioni interne.
Per l’attento lettore, vogliamo quindi portare l’attenzione sulla prossima uscita della rivista Impresa sociale, volume interamente dedicato alla presentazione dei risultati della ricerca. Al fine di concentrare l’analisi sul dibattito accentrato attorno ai lavoratori delle cooperative sociali e alla gestione dei rapporti di lavoro, il volume è strutturato in modo da capire alcuni aspetti cruciali nella relazione tra lavoratori ed organizzazioni.
Il volume comprende comunque inizialmente alcuni contributi volti ad illustrare lo stato attuale della cooperazione sociale italiana, le sue prospettive e la sua situazione economico-finanziaria, mettendo in luce i punti di forza del settore e gli eventuali punti di debolezza sui quali dovranno essere dedicati quindi approfondimenti ed analisi ulteriori. Il quadro che si dipingerà è quello, comunque, di una cooperazione tuttoggi molto attiva, presente ed efficiente, capace di coinvolgere i propri lavoratori e di strutturarsi con basi sociali ed assetti organizzativi anche complessi, ma forse poco attenta alla propria utenza sotto il profilo formale. Certo la qualità è l’elemento che impregna l’attività delle cooperative ed innesca una serie di processi e risultati che sono percepiti come positivi non solo dagli utenti, ma anche dai lavoratori.
Dopo una breve presentazione delle cooperative, l’attenzione si sposterà al lavoratore, analizzando, innanzitutto, le caratteristiche formali del rapporto di lavoro: la tipologia contrattuale ed il ricorso ai contratti atipici, da un lato, e la retribuzione dall’altro. Elementi sicuramente al centro del dibattito odierno, i contributi presentati avranno l’obiettivo di verificare se vi sono differenze nelle politiche seguite in questi ultimi anni dalle cooperative sociali, a favore della flessibilità o volte a riconoscere economicamente più che in passato l’impegno dei lavoratori. Ma data la rilevanza della qualità anche nelle relazioni di lavoro, la maggior parte delle analisi sarà dedicata agli aspetti intrinseci del lavoro, alle motivazioni, alla soddisfazione, all’equità (salariale e di processo), alle relazioni sul lavoro, al coinvolgimento e alla formazione professionale e personale. Si svolgeranno così le intricate matasse della gestione delle risorse umane, individuando i fili conduttori delle politiche di selezione, di incentivazione e di fidelizzazione dei lavoratori.
Con l’obiettivo non solo di capire, ma di costruire un primo terreno sul quale realizzare l’attuale ed il futuro dibattito.

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