Le parole del Colloquio: il futuro della ricerca
0 commenti 28 luglio 2009

Silvia Manelli

Il futuro della ricerca sull’impresa sociale è stato l’argomento principe della Tavola Rotonda condotta da Carlo Borzaga il primo luglio a Trento nell’ambito del Colloquio Scientifico sull’Impresa Sociale. Presenti al confronto vi erano rappresentanti delle reti italiana ed europea, in particolare Marco Musella e Giulio Ecchia per Iris Network e Jaques Defourny e Roger Spear per Emes. Sono emersi nel corso del confronto alcuni spunti interessanti spesso comuni agli interventi dei partecipanti e in seguito condivisi da alcune osservazioni in sala.

Una tema molto sentito si è rivelato la necessità di rafforzare un approccio di ricerca multidisciplinare che valorizzi il contributo che le scienze economiche, sociali, politiche possono apportare alla tematica dell’impresa sociale; è emersa quindi l’idea di un “ibridation among differente sciences” e di superamento della dicotomia tra scienze sociali e scienze economiche, che, come ha osservato Jack Defourny, fino ad ora ha caratterizzato il panorama della letteratura sulle imprese sociali. E’ emersa inoltre l’importanza della rivalutazione degli studi empirici che si stanno rivelando un tassello importante per il mondo della ricerca attualmente sviluppato soprattutto sull’asse teorico. Ha sottolineato Giulio Ecchia che la presenza di casi studio importanti e robusti permetterebbe di fare passi avanti anche in termini di comparazione tra esperienze di impresa sociale nel mondo oggi caratterizzate da notevoli differenze e difficilmente assimilabili ad un’unica teoria. Si potrebbe ad esempio indagare il legame esistente tra cooperative sociali e imprese sociali, molto forte in Italia ma altrettanto debole nel Regno Unito dove l’efficacia della forma organizzativa non è pienamente valorizzata. Le considerazioni di Carlo Borzaga si sono soffermate sull’esigenza di superare le ipotesi della teoria economica tradizionale che spiega la presenza delle imprese sociali come enti residuali in un’ottica tipicamente dualista che vede solo nello Stato e nel mercato gli attori principali del nostro sistema economico. Molto significativo per comprendere la necessità di andare oltre alla visione convenzionale è stato il breve cenno al volontariato, spesso linfa vitale e forza trainante di molte organizzazioni nonprofit. Ciò che prima era letto e interpretato come un’esternalità dovrà diventare una vera e propria variabile esplicativa del modo di essere e di crescere di un’impresa sociale.

Il dibattito non si è soffermato solo su aspetti metodologici, anche i contenuti sono stati al centro delle riflessioni. “Come dare rilevanza ai beni relazionali di cui il mondo delle imprese sociali è così ricco?” usando le parole di Marco Musella e “Come misurare il valore dei beni non misurabili?” come sostenuto da Giulio Ecchia. Non è mancato a tal proposito il riferimento alla recente crisi di fiducia a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi che ha messo in luce come non a tutti i beni è possibile attribuire un prezzo e che spesso proprio questi beni rappresentano delle colonne portanti dell’economia. Essenziale diventa quindi elaborare un costrutto teorico adeguato per valorizzare quei beni che non possono essere oggetto di pure transazioni di mercato. È partito da Marco Musella lo spunto per un approfondimento delle relazioni tra il mondo delle imprese sociali e diversi mercati come il mercato finanziario o il mercato del lavoro e le relazioni con il concetto di responsabilità sociale d’impresa.

Attualmente l’impresa sociale è studiata da un punto di vista soprattutto organizzativo (diversi sono i contributi sulla governance multistakeholder) ed è emersa una riflessione sul momento della creazione di queste imprese, in altre parole: “come creare un’Impresa Sociale?”. Il tema si riconduce direttamente alla questione dell’imprenditorialità non solo individuale, come maggiormente pensata, ma anche collettiva che renderebbe un comunità intera in grado di generare valore sociale continuo, stabile e duraturo.

Il ruolo dei network tra centri di ricerca, ma non solo, è stato enfatizzato principalmente da Jacques Defourny e Roger Spear. Altri attori coinvolti nel processo di sviluppo dell’impresa sociale, come Università e Business Schools, agenzie di consulenza, ecc. possono rappresentare risorse importanti da cui attingere conoscenza e dai quali possono nascere contributi significativi. È stato richiamato più di una volta il concetto di ponte (bridge), tra discipline, tra enti professionali, tra paesi, questo per non permettere l’esclusione dal dibattito internazionale di alcun ricercatore, per accrescere la discussione sull’impresa sociale, anche in termini di visibilità, e per intessere relazioni reciprocamente arricchenti.

Interessante anche lo spunto, giunto dalla platea e successivamente colto da Roger Spear, sul ruolo politico della ricerca in termini di influenza nei confronti della società nella consapevolezza che, per usare le parole di Roger Spear, “Small Politics is more than big politic“. Si è fatto cenno non solo all’importanza della voce politica degli individui ma anche alla loro voce economica direttamente esprimibile in un contesto di mercato. Nasce così un interesse anche nei confronti del comportamento dei consumatori, delle loro preferenze che, tramite le loro scelte di consumo, rappresentano agenti in grado di mettere in atto pressioni economiche di rilievo e influire direttamente sulle decisioni di produzione di beni e servizi del mondo imprenditoriale e così sullo sviluppo delle imprese sociali.

Nel complesso è stata condivisa da tutti i presenti la convinzione che allo stato dell’arte siano necessari nuovi indicatori, nuove metodologie e un più adeguato modello teorico in grado di tenere in considerazione in modo chiaro e misurabile l’impatto sociale e la creazione di valore delle imprese sociali anche in considerazione delle diverse modalità di espansione di tali organizzazioni in differenti settori e contesti territoriali.

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