CESE: la dimensione sociale dell’Unione economica europea
0 commenti 30 maggio 2013

Il CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), nella sessione plenaria del 22 e 23 maggio 2013,  ha adottato il parere esplorativo SC/038: “Per una dimensione sociale dell’Unione economica e monetaria europea”, con relatore Luca Jahier (presidente del gruppo III del CESE).

L’obbiettivo è quello di dare delle linee guida per garantire una tenuta “sociale” dell’unità degli stati membri, quale condizione necessaria per la garanzia di coesione democratica e benessere economico.

In sintesi qualche obiettivo.

Si dovrebbe lanciare un nuovo programma europeo di azione sociale per accompagnare il cammino verso l’unione finanziaria, bancaria e fiscale. Tale programma dovrebbe stabilire obiettivi basati su quelli già fissati per Europa 2020 e che li migliorino, in particolare al fine di sostenere gli sforzi per reindustrializzare l’Europa, ridurre ed eliminare la disoccupazione di massa, garantire i diritti sociali fondamentali, promuovere l’imprenditorialità e nuovi posti di lavoro, combattere la povertà, sostenere l’inclusione sociale, facilitare gli investimenti sociali, promuovere l’istruzione superiore e la formazione, nonché sviluppare la governance sociale e la titolarità partecipativa del progetto europeo.

Il nuovo Programma europeo di azione sociale dovrebbe essere attuato con misure non legislative e legislative, a seconda della soluzione che può funzionare meglio, in tutta l’UE, oppure tramite una cooperazione rafforzata. Esso dovrebbe racchiudere, una serie di iniziative, quali il piano europeo di ripresa economica, il pacchetto europeo sugli investimenti sociali, le valutazioni europee dell’impatto sociale, la garanzia europea per i giovani e il passaporto unico europeo delle competenze.

Il CESE propone due nuove iniziative esplorative:

1) l’emissione di obbligazioni sociali europee per progetti d’investimento sociale finanziariamente sostenibili, da gestire mediante un Fondo europeo di azione sociale, agevolato dalle autorità europee competenti ma finanziato, posseduto, gestito e controllato in maniera trasparente dai soggetti della società civile (privati, economici e pubblici).

2) la creazione di una Rete europea dell’istruzione per i lavoratori disoccupati, che offra opportunità formative di lungo termine, efficienti e di buona qualità, nonché conformi alle esigenze del mercato del lavoro, attraverso l’emissione di voucher transfrontalieri per l’istruzione e sistemi di scambio e di credito accademico di tipo ERASMUS per aiutare i lavoratori disoccupati a muoversi verso nuovi orizzonti educativi, per sviluppare nuove conoscenze e capacità professionali e per aprire nuovi percorsi professionali e consentire il reinserimento nel mercato del lavoro europeo.

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