Quando la cultura e l’innovazione sociale si fanno sostenibili: cheFare
0 commenti 8 giugno 2015

Ancora tre settimane di tempo per partecipare alla terza edizione del bando cheFare: scadrà infatti il 1 luglio 2015 la prima fase del premio che promuove la cultura e l’innovazione sociale, con un contributo di 150 mila euro (divisi su tre vincitori).

La prima fase del bando (13 maggio – 1 luglio) consiste nella raccolta dei progetti, che verranno poi selezionati da un team di esperti (2 luglio – 15 luglio). Nella seconda fase (9 settembre – 5 novembre) fino a 40 progetti saranno messi online per essere votati dal direttamente dal pubblico. La proclamazione dei 3 vincitori avverrà il 16 dicembre 2015.

I criteri richiesti ai progetti sono: promozione della collaborazione; ricerca di forme innovative di progettazione, produzione, distribuzione e fruizione della cultura; scalabilità e riproducibilità; sostenibilità economica nel tempo; promozione dell’equità economica; impatto sociale territoriale positivo; impiego di tecnologie e filosofia opensource; capacità di coinvolgere le comunità di riferimento e i destinatari delle proprie proposte attraverso una comunicazione efficace.

cheFare favorisce la creazione e lo sviluppo di reti tra imprese culturali con alto contenuto di innovazione per attivare la costruzione di nuovi modelli economicamente e socialmente sostenibili. Nelle parole di Bertram Niessen, direttore scientifico di cheFare: “Come sanno le comunità culturali che ci hanno conosciuti in questi anni, per noi il bando è soprattutto uno strumento di indagine. Abbiamo iniziato questo percorso perché non ci volevamo rassegnare all’idea che non esistesse un modo per fare cultura in modi economicamente sostenibili e socialmente innovativi. Il bando serve a noi ed alla rete che stiamo costruendo per conoscere, raccontare e mettere in relazione proprio chi, come noi, non si rassegna. Di realtà attive ne abbiamo scoperte tantissime, e ne scopriamo sempre di più: al Sud come al Nord; nelle metropoli, nelle piccole città e nelle campagne. Piattaforme digitali e luoghi abbandonati riportati in vita. Percorsi partecipati di recupero del patrimonio e sguardi obliqui sulla cultura che verrà. Comunità e reti. Associazioni e imprese. Oggi, come ieri, non abbiamo la pretesa di dire agli altri come stano le cose. Oggi, più di ieri, stiamo costruendo una piattaforma nella quale gli innovatori culturali possano farsi riconoscere, raccontarsi, discutere“.

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