Impresa Sociale #8: fine della ripartenza
0 commenti 28 gennaio 2017

Con un colpo in “zona Cesarini” ecco la nuova uscita della rivista Impresa Sociale. E’ il numero 8 che chiude l’anno 2016, riallineando i tempi di uscita. E’ anche un numero particolare perché dal prossimo ci saranno importanti cambiamenti, soprattutto nella compagine della redazione. Un passaggio di consegne per una gestione che, nelle intenzioni, dovrebbe rafforzare, allo stesso tempo, il rigore scientifico e il carattare operativo dei contenuti proposti.

Si chiude quindi la fase di ripartenza delle rivista iniziata ormai quattro anni fa, avendo in testa un “ibrido” – come spesso si usa dire – tra la vecchia rivista, quella delle origini – quella rosacea per capirci con i fan accaniti – e media divulgativi come Stanford Social Innovation Review. Una rivista accessibile e aperta a contributi diversi per approccio disciplinare e metodologico, accomunati però da un esplicito orientamento di policy. Non eccessivamente astratta, ma neanche una “cassetta degli attrezzi”. Convinti che, proprio in questi anni, l’affermazione dell’impresa sociale come modello organizzativo e giuridico è soprattutto una questione di politiche e di risorse a supporto (il famoso “ecosistema”), come peraltro ha poi dimostrato la legge delega di riforma del terzo settore che vede proprio il decreto attuativo sull’impresa sociale in rampa di lancio.

Anche il nuovo numero segue questa impostazione e per certi versi la porta a compimento.

Eccone i principali contenuti:

– Un’editoriale sui generis con Andrea Bassi che intervista Dennis Young – uno dei massimi studiosi di impresa sociale a livello internazionale, in particolare nel contesto statunitense. Un colloquio dal quale emerge chiaramente come l’impresa sociale non è semplicemente il “veicolo imprenditoriale” del terzo settore, ma punta a socializzare fette sempre più consistenti di economia di mercato.

– La parte saggistica, sia breve che estesa, è caratterizzata da contributi che mirano ad approfondire le implicazioni gestionali e di policy dell’innovazione sociale, guardando in particolare la sua dimensione “context based”. Lampugnani e Cappelletti rispetto alla generatività sociale, Montanari e Mizzau focalizzando processi e infrastrutture delle rigenerazione sociale, Sbordone considerando il design di economie locali collaborative.

– Altri saggi toccano temi più specifici e, in modi diversi, attuali. In chiave micro il contributo di D’Isanto e Di Martino sui comportamenti prosociali che sono alla base della tradizione napoletana del “caffè sospeso” e a livello macro il saggio di Venturini e Graziano che propone una “geografia” delle regioni italiane basata su indicatori di coesione sociale.

– La sezione policy ospita infine un interessante contributo di Guido Smorto che aggiorna sulle possibili regolazioni delle iniziative di cooperazione – il cosiddetto platform cooperativism – che scaturiscono intorno alle piattaforme digitali che ormai intermediano una quota crescente di beni e di servizi, facendo spesso un’utilizzo ambivalente di relazioni di natura collaborativa (sharing economy).

Vi auguriamo, come sempre, buona lettura e attendiamo volentieri i vostri commenti e contributi!

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Foto di pupilla grafik. Hall of fame di Turro, Milano

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