Impresa sociale e welfare locale: tra programmazione delle politiche e regolazione degli interventi
0 commenti 19 settembre 2007

Luca Fazzi – Universita di Trento

Il livello locale sta diventando l’ambito privilegiato per lo sviluppo delle organizzazioni di terzo settore e delle imprese sociali, non solo nel settore delle politiche sociali, ma anche ambientali, economiche e produttive. Il governo delle politiche a livello locale è improntato in modo crescente su modelli reticolari e allargati di governance che si affiancano a quelli più tradizionali centrati sul principio del comando e controllo. Per raffigurare la logica di questi processi è stata utilizzata l’efficace metafora del “congested state” – lo Stato congestionato da una pluralità di attori, organismi e attività che richiedono per essere governati di formule di governance orizzontali e collaborative molto diverse da quelle “monocratiche” sperimentate nelle fasi di crescita e affermazione del welfare state.
La prospettiva della governance risulta attualmente supportata da specifiche linee guida legislative a testimonianza dell’ampio consenso di cui gode l’approccio della governance alla realizzazione delle politiche di welfare. Concetti come partecipazione, democratizzazione, partnership e cittadinanza attiva, sono diventati in questo nuovo scenario parole d’ordine per ricostruire, non solo le linee programmatiche del welfare, ma anche almeno in parte la sua stessa filosofia costitutiva. Se in passato l’affidamento allo Stato delle responsabilità del benessere e della tutela sociale costituiva, infatti, il riconoscimento esplicito della superiorità dell’attore pubblico sulle alle istituzioni come il mercato, la famiglia e i corpi intermedi, la richiesta di redistribuzione delle responsabilità di costruzione delle politiche tra i diversi attori sociali rimanda alla convinzione che debba essere la società nel suo insieme pur con specifiche e diversificate attribuzioni di responsabilità a dovere svolgere un ruolo attivo nella produzione di welfare.
I processi di governance hanno assunto la forma più conosciuta del piano di zona e rappresentano momenti di programmazione formale ai quali sono chiamati a partecipare i diversi attori del territorio. L’esperienza dei piani di zona risulta molto articolata a livello regionale. In praticamente tute le regioni la programmazione territoriale ha assunto tuttavia nell’immaginario collettivo lo status di strumento e processo istitutivo delle prassi di governance territoriali.
Oltre ai momenti della governance per piano di tipo più formale esistono tuttavia anche pratiche di governo informale del territorio che portano a risultati di partnership tra i diversi attori transitando da canali e con progettualità diverse da quelle istituzionali. Mentre la pianificazione zonale parte dall’alto e viene governata attraverso una concatenazione gerarchica di responsabilità e ruoli la governance informale si presta anche a supportare processi di costruzione dal basso delle politiche con una maggiore orizontalizzazione di ruoli e funzioni.
Il quadro della governance delle politiche locali per l’impresa sociale appare dunque attualmente molto articolato e complesso e le modalità della costruzione delle politiche territoriali offrono opportunità di sviluppo plurime e differenziate.
La sessione si propone di affrontare e fornire risposta ad alcuni dei seguenti interrogativi: come si articola il quadro della governance istituzionale in Italia? Quali sono le attese in essa riposte? Quali sono gli strumenti per attuare questo tipo di governance? Quali le condizioni e i requisiti affinché la programmazione zonale consenta la realizzazione di processi di governance dove l’impresa sociale abbia spazio reale?
Un secondo gruppo di interrogativi riguarda i risultati raggiunti fino ad ora dalla pianificazione zonale. La governance per piani ha fino ad oggi prodotto quali risultati in termini di partecipazione e sviluppo dell’impresa sociale? Quale è il ruolo assunto concretamente dall’impresa sociale nell’ambito del modello di governo per piano? Quali sono le esperienze modello e le buone prassi a cui fare riferimento per vedere concretizzato un processo di governo orizzontale democratico delle politiche sociali? Quali sono i problemi incontrati e quali le difficoltà? Che cosa insegna l’esperienza della pianificazione locale? Come può essere indirizzata e governata la programmazione per sostenere lo sviluppo dell’impresa sociale in uno scenario di welfare pluralistico e democratico?
Il terzo gruppo di interrogativi è relativo infine alle strategie complementari o alternative alla governance istituzionale. Come è possibile sviluppare strategie di governance del territorio passando attraverso logiche diverse da quelle dei piani? Ci sono esperienze di governance locale promosse da imprese sociali? Quali risultati riescono a sortire? Con quali potenzialità e quali limiti?

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