BeneItalia: beni confiscati alla mafia e restituiti alla collettività
0 commenti 10 luglio 2016

Sono 524 le realtà sociali (volontariato, associazioni, cooperative sociali, enti religiosi etc.) impegnate nella gestione di attività presso beni immobili confiscati alle organizzazioni mafiose. E’ quanto emerge dalla ricerca “BeneItalia. Economia, welfare, cultura, etica: la generazione di valori nell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, realizzata da Libera e da Fondazione Charlemagne Italia

Il dato si riferisce a 16 regioni su 20 e, dai risultati emersi, la Lombardia appare quella col maggior numero di realtà sociali in ex immobili appartenuti alla criminalità organizzata; seguono Sicilia, Campania e Calabria. Dai dati raccolti emerge che il maggior numero di realtà sociali impegnate in progetti di riutilizzo è costituito da associazioni di varia tipologia (284) e cooperative sociali (131) che gestiscono per lo più appartamenti (167) e ville (115).

Da quando è entrata in vigore la legge 109 del 1996, che consente il riutilizzo di ex immobili mafiosi da parte di organizzazioni a finalità sociale, si sono realizzati veri e propri progetti territoriali dove, tuttavia, le difficoltà per gli enti sociali non sono mancate: pessime condizioni strutturali del bene all’atto dell’affidamento e tempi troppo lunghi, in media dieci anni, fra il sequestro del bene e il suo effettivo e concreto riutilizzo sociale.

La ricerca ha permesso di conoscere il percorso che le organizzazioni non profit hanno dovuto intraprendere prima di realizzare i loro progetti: iter burocratico e amministrativo, le risorse impegnate, la capacità di produrre valore, non solo in termini economici, ma anche di volontariato, occupazione creata, servizi resi alla comunità, attività educative e di formazione.

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