Gli appaltati – eccezioni alla regola
0 commenti 26 Novembre 2007

Flaviano Zandonai

La trasmissione “Report” è tornata ad occuparsi di cooperative sociali e appalti pubblici. Ne è emerso un quadro piuttosto desolante fatto di precariato, collusione politica e scarsa qualità. Il “rapporto” presentato era certamente viziato da un’impostazione che ricercava solo conferme a ipotesi preconcette. Le cooperative sociali come longa manus della pubblica amministrazione, la precarizzazione diffusa dei contratti di lavoro, la ricerca continua di escamotage alle norme sugli appalti, ecc. D’altro canto, i casi rilevati – alcuni davvero inquietanti – e i commenti delle persone intervistate – ad iniziare dai rappresentanti delle principali organizzazioni di rappresentanza – hanno fatto poco o nulla per offrire un quadro alternativo della situazione. Per lo spettatore era davvero difficile pensare che quanto emerso rappresentasse solo una parte limitata del settore, una sorta di “eccezione alla regola”, come si afferma in questi casi.
La trasmissione è stata comunque utile per rimettere al centro dell’attenzione alcuni nodi critici che riguardano la cooperazione sociale, sempre più stretta tra la tendenza a celebrare il suo successo e l’emergere di situazioni problematiche – se non di veri e propri scandali – come quelli raccontati domenica scorsa.
Il primo nodo riguarda la regolazione dei rapporti tra le cooperative sociali e la pubblica amministrazione. Il proliferare di norme e regolamenti su appalti, convenzioni ecc. Ha generato una situazione paradossale, perché ha reso la situazione talmente ingarbugliata da consentire, a volte facilitare, l’assunzione di comportamenti opportunistici, sia da parte delle cooperative sociali, sia da parte degli enti pubblici (e dei sindacati). A fronte di questa realtà appare chiaro che la soluzione non può essere demandata esclusivamente alla regolazione normativa, ma richiede l’assunzione di forme volontarie di regolamentazione dei rapporti da parte di tutti i soggetti in causa (protocolli, schemi tipo di gare, sistemi di accreditamento, ecc.) basati sul riconoscimento reciproco di identità, ruoli e competenze.
Il secondo nodo consiste nella gestione delle risorse umane da parte delle cooperative da cui emerge, pur con tutte le eccezioni al caso, una ancora scarsa capacità di queste imprese di dare valore ad alcuni tratti caratteristici dei loro sistemi organizzativi e di governance. Non è solo una questione di ammontare della retribuzione – questione comunque aperta – ma anche di mancata valorizzazione di punti di forza che, per effetto di una vera e propria inversione dei fini, diventano criticità. La figura del socio lavoratore è un esempio emblematico in tal senso. L’impressione è che, in alcuni casi, l’associazione all’impresa non rappresenti una componente rilevante di quel “mix di incentivi” di natura extraeconomica che fonda l’appartenenza di molti lavoratori delle cooperative sociali. Nel migliore dei casi si tratta di un mero adempimento formale e, nel peggiore, di uno strumento che accentua la precarizzazione.
Il terzo nodo problematico è legato alle strutture di rappresentanza e coordinamento del settore. In questo ambito si segnala la necessità di potenziare procedure e strumenti per regolare accesso e recesso delle imprese aderenti o che intendono aderire. Certamente il “peso dei numeri” per queste strutture rimane rilevante, ma d’altro canto è sempre più pressante la necessità di operare per una migliore qualità della rappresentanza. Codici etici, carte dei valori, sistemi di governance più efficienti (con, ad esempio, strutture interne che monitorano l’adesione e il rispetto delle regole), potenziamento dei sistemi di revisione, ecc. rappresentano altrettanti fronti su cui agire. Ma il “governo” di una crescita sempre più intensa del settore è affidato anche a agli enti pubblici. Il potenziamento degli albi regionali della cooperazione sociale potrebbe rappresentare un buon banco di prova in tal senso, trasformando questi ultimi da meri elenchi compilativi – laddove esistono – a strumenti per un primo “accreditamento” del settore nei mercati pubblici.
Infine, una proposta. Molte cooperative sociali che lavorano con impegno e qualità pubblicano ogni anno il loro bilancio sociale. Uno strumento attraverso cui si rendicontano attività e servizi che seguono percorsi ben diversi da quelli segnalati. Inviateli alla redazione di “Report”. Nella parte finale la trasmissione si occupa anche di “buone notizie”. Il mondo della cooperazione sociale può ancora offrire molto a riguardo.

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