La babele europea. I limiti di una ricerca sull’impresa sociale
0 commenti 10 marzo 2009

di Giulia Galera (Euricse)

L’interesse crescente nei confronti del tema “impresa sociale” è stato confermato dall’ampia e attiva partecipazione di organizzazioni di terzo settore, policy maker, e ricercatori all’evento promosso dalla DG Impresa e Industria: “European Conference on Social Enterprise” lo scorso 6 marzo a Bruxelles. Al contempo è emersa la profonda marginalità del tema presso le istituzioni comunitarie e l’incapacità di cogliere appieno le potenzialità di questa forma istituzionale da parte della Commissione. Detto questo, si auspica che i segnali positivi lanciati dalla Commissione, tra cui la stessa organizzazione di un evento sull’impresa sociale, possano avere un seguito di rilievo in termini di politiche e strumenti di supporto a livello comunitario. Obiettivo del convegno era la presentazione e condivisione con esperti del settore dello studio condotto dalla Fondazione austriaca KMU: “Pratiche e Politiche nel settore dell’Impresa Sociale”, a seguito di un progetto di ricerca commissionato dalla DG Impresa e Industria. Discussant (tra cui: Jacques Defourny, Kuba Wygnanski e Agnés Mathis) e partecipanti intervenuti hanno unanimemente criticato i risultati emersi dall’indagine, sottolineandone le carenze concettuali e metodologiche, in larga parte attribuibili alla scarsa conoscenza del tema da parte degli studiosi coinvolti, così come emerge anche da un documento redatto dal network Emes. Di qui l’incapacità di comprendere le specificità dell’impresa sociale e i sui vantaggi competitivi rispetto ad altre soluzioni istituzionali e la semplicistica e superficiale assimilazione dell’impresa sociale alla piccola e media impresa. Oltre alle oggettive lacune del rapporto, la discussione successiva ha ribadito il ruolo delle imprese sociali quali strumenti delle politiche di welfare, sottolineandone il contributo a supporto del modello sociale europeo e alla definizione di un paradigma di sviluppo alternativo. Sono tuttavia emersi anche alcuni aspetti di criticità rispetto alla comprensione del fenomeno che sono di ostacolo al riconoscimento e allo sviluppo di adeguate politiche di sostegno per l’impresa sociale, sia a livello nazionale che comunitario. Tra questi, la profonda confusione definitoria dovuta all’utilizzo di concetti diversi (economia sociale, terzo settore) da parte delle organizzazioni di rappresentanza e l’assenza di un “fronte comune”, essendo spesso prevalente la volontà narcisistica di rappresentare la propria organizzazione.

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