L’impresa sociale è anche start-up
0 commenti 2 dicembre 2016

La Commissione Europea – attraverso la comunicazione “Le nuove imprese leader dell’Europa: l’iniziativa Start-up e scale-up” – ha recentemente lanciato un piano europeo per le nuove imprese innovative. L’iniziativa riunisce una serie di azioni nuove ed esistenti creando un quadro più coerente che consenta alle start-up di crescere e operare in tutta Europa, in particolare attraverso:

  • migliore accesso al credito: la Commissione e la BEI vareranno un fondo di fondi di capitali di rischio, mettendo a disposizione direttamente 400 milioni di euro mentre i gestori del fondo dovranno raccogliere almeno il triplo da fonti private, mobilizzando così finanziamenti per almeno 1,6 miliardi di euro;
  • una seconda opportunità per gli imprenditori: la Commissione ha presentato una proposta legislativa in materia di diritto fallimentare che consentirà alle imprese in difficoltà finanziarie di provvedere subito a una ristrutturazione; inoltre gli imprenditori onesti che escono da precedenti insuccessi saranno integralmente liberati dal debito dopo un periodo massimo di 3 anni;
  • dichiarazioni fiscali semplificate: proposta di una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB), piani per una semplificazione del sistema IVA dell’UE etc.

La comunicazione della Commissione, nel sostenere anche la promozione di ecosistemi in cui le start-up possono entrare in contatto con partner potenziali (investitori, partner commerciali, università e centri di ricerca etc.), pone inoltre l’attenzione sulle start-up sociali e le imprese sociali. Nelle parole della Commissione, “le start-up sociali hanno grandi potenzialità di innovazione e di impatto positivo sull’economia e sulla società […]. Il loro modello imprenditoriale, che combina efficienza economica e obiettivi di tipo sociale, si è dimostrato molto resiliente […]. Molte di esse inoltre hanno le potenzialità per mettere in atto modelli imprenditoriali collaudati che potrebbero essere replicati in altri territori”.

In questo senso, la Commissione si impegnerà in due azioni:

  • sulla base della Social Business Iniziative, la Commissione incoraggerà le start-up sociali a espandersi, anche attraverso misure incentrate su maggiore accesso ai finanziamenti, migliore accesso ai mercati e rafforzamento dei quadri normativi con l’offerta di consulenza agli Stati membri sull’elaborazione delle politiche;
  • la Commissione esaminerà misure per facilitare l’adozione di nuove tecnologie e l’uso di nuovi modelli imprenditoriali e per sostenere la finanza d’impatto per l’economia sociale e le imprese sociali attraverso la politica di sviluppo/vicinato dell’UE e nelle sedi internazionali.

In Italia le “start-up innovative” sono state già riconosciute come attore di innovazione, soprattutto nel campo delle tecnologie dell’informazione. La loro declinazione “a vocazione sociale” ha recuperato terreno (poche unità negli ultimi anni, più di 100 ad oggi), ma va considerato che una parte ben più consistente delle oltre 5mila start-up innovative “tradizionali” opera in ambiti da cui potrebbero scaturire, se non vere e proprie imprese sociali, almeno partnership profit/non profit connotate da un’innovazione tecnologica orientata all’impatto sociale.

Sarà occasione della pubblicazione del IV Rapporto Iris Network sull’impresa sociale in Italia (prevista per i primi mesi del 2017) prevedere anche un approfondimento sullo stato dell’arte e potenzialità delle start-up innovative a vocazione sociale, anche come catalizzatore per le imprese sociali più mature.

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